Visita al sepolcro di E. M. Cioran (cimitero di Montparnasse), dal mio viaggio a Parigi del maggio scorso.
Tolto l’ardore adolescenziale, da un decennio rimane intatta la fascinazione per questo abissale pensatore.
“Nessuno farebbe il minimo atto se non avesse la persuasione che quell’atto è la sola e unica realtà. Tale accecamento è la base assoluta, il principio indiscutibile di tutto ciò che è. Colui che lo discute dimostra soltanto che egli esiste meno, e che il dubbio ha minato il suo vigore… Ma, anche in mezzo ai suoi dubbi, deve sentire l’importanza di essersi avviato verso la negazione. La consapevolezza che nulla vale la pena diventa implicitamente una convinzione, dunque una possibilità di atto; e questo perché anche un briciolo di esistenza presuppone una fede inconfessata; un semplice passo - fosse pure verso una parvenza di realtà - è un’apostasia nei confronti del nulla; il respiro stesso deriva da un fanatismo in embrione, così come qualsiasi partecipazione al movimento…
Dalla flânerie al massacro, l’uomo percorre la gamma degli atti soltanto perché non ne percepisce il nonsenso: tutto quello che viene fatto sulla terra promana da un’illusione di pienezza nel vuoto, da un mistero del nulla…” [Sommario di decomposizione, 1949]
