…No, it is impossible; it is impossible to convey the life-sensation of any given epoch of one’s existence – that which makes its truth, its meaning – its subtle and penetrating essence. We live, as we dream – alone…
…No, è impossibile, è impossibile trasmettere la sensazione di vita di qualsiasi periodo della propria esistenza – quel che ne rende la verità, il significato – l’essenza sottile e penetrante. Si vive, come si sogna – soli…
Your home is a box. You car is a box on wheels. You drive to work in it. You drive home in it. You’re sitting in your home staring into a box. It erodes your soul while the box that is your body inevitably withers and dies. We are upon and just placed in the ultimate box to slowly decompose.
1- avete già avuto occasione di trascorrere un certo periodo di tempo insieme? 2- avete in mente lo stesso viaggio? 3- vi piace lo stesso tipo di persone? 4- ci sono problemi irrisolti tra di voi? 5- avete abitudini simili? 6- è uno che si lamenta sempre? 7- si comporta mai in maniera aggressiva o irrazionale nei confronti tuoi o di altri? 8- vi piace fare le stesse cose? 9- si sa adattare? 10- è un buon conversatore?
Ah, una cosuccia. Dopo quattro anni passati a Milano, e pur sopportando lo scempio fonetico che viene fatto delle ‘e’ e delle ‘o’ e la strage dei raddoppiamenti fonosintattici, e le varie amenità dialettali in genere, la cosa che ogni volta è sicura di far traboccare il vaso della mia sopportazione linguistica è il disgraziato uso transitivo della forma verbale “aver bisogno”!
Ah, una seconda cosuccia. E, una volta per tutte, e sempre in nome delle mie povere e sensibili orecchie, si vuole o no capire che i termini inglesi entrati nel nostro vocabolario non conseguono una ‘s’ al plurale ma sono invariabili!! Questo fenomeno non è specifico della suddetta area geografica, ma capita fastidiosamente spesso di sperimentarlo.
Chiedo scusa per lo sfogo estemporaneo e segnalo questo bel documentario fresco fresco: [isoHunt] BBC Horizon - Why do we talk.avi.torrent
La morte di Mike Bongiorno mi ha fatto pensare ancora più profondamente del solito alla mia ossessione nei confronti delle cose che finiscono (totalmente insana, dio ne scampi).
Quante sono le cose che questa persona ha vissuto in una vita piena e lunga…: la grande depressione americana, la guerra e la Resistenza in Italia, la nascita della televisione nel nostro Paese…, e poi un altro intiero cinquantennio ricco di infinite esperienze.
Tutto questo… svanito, per sempre.
È davvero peggio quando muore un bambino rispetto a quando muore un vecchio? Siamo davvero così poco avvezzi ad andare al di là di ciò che la nostra biologia ci porta a pensare? È innaturale piangere più per un vecchio che per un bambino?
Ah, e non può non venire alla mente il celeberrimo monologo finale di Blade runner. È meglio la versione originale inglese o quella del doppiaggio italiano? A mio modesto parere vince, anche se di poco (sono contrario al doppiaggio, ma non quando è fatto ad arte), la seconda.
Molto sobrio l’allestimento della camera ardente, alla Triennale… Così scarno e semplice che il magone, il senso dell’inevitabile vuoto, non hanno fatto altro che essere aumentati…; la bara posata sul pavimento, uno schermo di dietro, con le immagini della vita del defunto, uno dei figli che presenziava accanto al feretro, in piedi di profilo, con lo sguardo quasi fisso rivolto alla parete opposta, fisso come i due “corazzieri” posizionati subito dopo l’ingresso; e, su tutto, il sottofondo musicale di Moonlight Serenade di Glenn Miller.
Ho scoperto nelle opzioni di AutoShare su youtube che si può produrre traccia anche dei video a cui si dà un proprio voto. Era un’opzione che ritenevo necessaria, poiché mi sembra inutile dare un voto a un video se poi non posso pubblicare questo voto per condividerlo e discuterlo con altri. Non mi è riuscito di capire da quanto tempo fosse presente questa possibilità; non mi pare che se ne sia parlato un granché in giro.
Tra le tre opzioni proposte (facebook, google reader, twitter) per la pubblicazione delle attività in modalità AutoShare, quella di twitter pare la migliore e più funzionale; di conseguenza, il diagramma riportato nel post precedente cambia così:
(stavolta, per la realizzazione del diagramma, ho dato una chance a creately, ma è risultato che la maggiore ricchezza di funzionalità di quest’ultimo, rispetto a gliffy, va a scapito della leggerezza e usabilità, quindi sono subito tornato a gliffy)
È bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall’alto del sentiero la valle
e cime lontane ai margini
della pianura, come pallidi scogli
in riva a una rada - Si pensa
com’è bella, com’è dolce la terra
quando s’attarda a sognare
il tuo tramonto
con lunghe ombre azzurre di monti
a lato - Si cammina lungo il torrente:
c’è un gran canto che assorda
la malinconia -
La proliferazione dei siti del social web, la tendenza a farne uso in maniera multipla, e la ridondanza e versatilità di ciascuno di essi, espongono fortemente l’utente al rischio di generare contenuto confusionario, duplicato, o incoerente.
Ecco delle regolette che personalmente ho messo appunto per cercare di dare un’organizzazione razionale alla produzione e presentazione del contenuto da me generato, con grafico riassuntivo:
0- friendfeed, twitter e facebook rappresentano i tre grandi e irrinunciabili aggregatori, ognuno dei quali ha ruoli e audience diversi e complementari: l’idea di base è quindi quella di replicare il contenuto su tutti e tre, ovviamente evitando doppioni e loop; e ciò si ottiene così:
1- tutti i servizi che si esportano su friendfeed vanno esportati solo su friendfeed;
2- tutti i servizi che si esportano su twitter vanno esportati solo su twitter;
3- friendfeed e twitter vanno sincronizzati tra di loro, grazie alle opzioni presenti su friendfeed (che in automatico evitano il generarsi di loop);
4- friendfeed va importato sul proprio stream facebook, grazie all’applicazione apposita (deprecando invece l’alternativa dell’applicazione nativa Notes), secondo le istruzioni magnanimamente riportate qui (in questo caso, per non creare dei loop, bisogna evitare di importare su friendfeed il contenuto generato su facebook; attendiamo comunque fiduciosi di vedere a cosa porterà, in termini di una migliore e più funzionale integrazione tra i due servizi, la recente acquisizione di friendfeed da parte di facebook).
2- accedere al file manager e cancellare il file index.html (o index.htm) in modo che wget veda tutti i file presenti e non solo quelli che hanno dei link nelle pagine html (questo funziona grazie al fatto che l’opzione “Indexes” a quanto pare è attiva di default sul server simil-apache di geocities);
3- lanciare il seguente comando dalla console: wget -m -k -K -E www_geocities_com/_directory
edit: nota 1: l’opzione -k di wget serve per convertire il percorso dei link rendendolo relativo, affinché il sito possa essere consultato anche in locale; nota 2: ovviamente, prima di cancellare il file index, è opportuno salvarlo (sempre con l’opzione -k).
But why, some say, the moon? Why choose this as our goal? And they may well ask why climb the highest mountain? Why, 35 years ago, fly the Atlantic? Why does Rice play Texas?
We choose to go to the moon. We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too.
[…]
we shall send to the moon, 240,000 miles away from the control station in Houston, a giant rocket more than 300 feet tall, the length of this football field, made of new metal alloys, some of which have not yet been invented, capable of standing heat and stresses several times more than have ever been experienced, fitted together with a precision better than the finest watch, carrying all the equipment needed for propulsion, guidance, control, communications, food and survival, on an untried mission, to an unknown celestial body, and then return it safely to earth, re-entering the atmosphere at speeds of over 25,000 miles per hour, causing heat about half that of the temperature of the sun—almost as hot as it is here today—and do all this, and do it right, and do it first before this decade is out—then we must be bold.